IL MITO DELLA MAMMA PERFETTA

Il sentirsi sola e incompresa è spesso acuito dal mito occidentale della donna-madre felice, in perfetto equilibrio tra identità femminile, materna e lavorativa (Righetti)

Che bello sono incinta! Quante volte dietro a questo brevissimo istante di estrema felicità, avete sentito una stretta al cuore, allo stomaco, e la paura che vi assale? TRANQUILLE E’ TUTTO NORMALE!

Essere genitore, come diceva il buon caro e vecchio Freud, è il mestiere più difficile del mondo…e se lo diceva lui, credeteci!

Quando si diventa genitori si cerca di essere perfetti, di non far mancare nulla al nascituro, di spianargli la vita…ma sappiamo benissimo che questo non è possibile. Siamo essere umani e come tali abbiamo la LIBERTA’ DI SBAGLIARE, e cosa più importante LA LIBERTA’ DI IMPARARE DAI NOSTRI ERRORI!  Pensate se vivessimo in un mondo in cui sembra tutto perfetto, nessuno sbaglia mai, tutti si comportano allo stesso modo, è un mondo in cui non c’è la libertà di esprimersi, siamo tutti omologati e la nostra identità dove finisce? Si mi sto dilungando molto, ma è per farvi capire la portata di questo argomento, che non tocca semplicemente l’essere mamma, ma tocca l’intero tema dell’essere uomo…

Torniamo a noi.

Essere una mamma perfetta, ai giorni nostri sta diventato un must. Basta guardare i social per comprenderne la portata; provate a scrivere su google: “come diventare una mamma perfetta”, vi compariranno pagine e pagine del tipo: 10 consigli per essere una madre perfetta, il decalogo della mamma perfetta e altri ancora… Chi non lo ha fatto? Ed è normale farlo, state vivendo un momento di straordinario cambiamento in cui non si è più soli con sé stessi, non si pensa più solo al Sé, ma al Noi… il punto è, quando questa continua ricerca di essere perfette, ci porta a non pensare più alla nostra relazione con il nostro bambino, ma a rimanere ancorati su alcuni pensieri dove il leitmotiv è: DEVO, DEVO ESSERE, DEVO ESSERE PERFETTA!

Quante volte vi capita di pensare:

  • Devo essere felice!
  • Devo trovare la forza di fare tutto!
  • Devo fare tutto da sola!

A questi pensieri molto spesso sono associate queste emozioni:

  • Mi sento così sola.
  • Mi sento così arrabbiata.
  • Mi sento così preoccupata.
  • Mi sento così in ansia.

Avere questi pensieri e provare queste emozioni è del tutto NORMALE! Pensare che gli altri si aspettano da voi l’efficienza massima, è davvero un errore e un pensiero disfunzionale! Provare invece a opprimerli non vi sarà di aiuto e non vi rende una madre perfetta! Perché essendo la mamma un essere umano, l’essere umano sbaglia e apprende continuamente. Siamo PERFETTI NELLA NOSTRA IM-PERFEZIONE!

Ecco allora alcune pillole di benessere.

  • Permettetevi di legittimare e di esprimere i vostri pensieri e sentimenti; contribuisce a ridurre il malessere e la paura di non essere all’altezza del ruolo.
  • Comunicate i vostri pensieri e i vostri sentimenti al vostro compagno, ad un’amica; vi aiuta ad arginare la vostra rabbia, la vostra ansia o paura, la vostra stanchezza. NON TEMETE IL GIUDIZIO!
  • Provate a pensare in maniera alternativa, ad esempio: “oggi sono così arrabbiata con mio figlio! Oh cielo una mamma non può pensare queste cose di suo figlio, oddio devo stare calma, non posso credere di aver pensato a questo, devo mantenere il controllo altrimenti posso far del male a mio figlio”. Chiedetevi: è possibile essere arrabbiata con il proprio figlio? Si! E’ possibile che una mamma faccia questo pensiero? Si! Questo è un pensiero non la verità! A tutte le mamme è capitato almeno una volta di pensare che… Ecco questi sono alcuni esempi di pensieri alternativi!
  • Anche se non vi sentite completamente stanche CHIEDETE AIUTO! Magari per pulire o sistemare casa, per fare delle commissioni, o anche per tenere il bambino mentre voi vi fate una doccia. Essere neo genitori è molto impegnativo, serve aiuto! Non lasciatevi travolgere dai pensieri di “valutazione dell’efficienza” o di confronto!
  • CONCEDETEVI DEI MOMENTI SOLO PER VOI: datevi la possibilità di avere mezz’ora o un’ora al giorno per fare ciò che vi piace, una passeggiata, palestra, cucinare, fare a maglia, dipingere, fotografare e chi ne ha più ne metta! Non smettete di coltivare voi stesse.
  • Comunicate sempre con il vostro compagno sia come è andata la giornata, ma e soprattutto come state! Chiedetegli una mano se ne avete bisogno! Tutto ciò per dire: NO ALLA SOLITUDINE!

Non occorre essere perfetti (che poi, che cosa significa essere perfetti?), occorre essere accanto al bambino, relazionarsi con lui, comprendere che a volte si è naturalmente stanchi e che si ha naturalmente bisogno di una pausa, per potersi ricaricare ed essere una buona madre.

 

Questi sono solo alcuni spunti di riflessioni, se volete avere maggiori informazioni o un consulto, contattatemi, non aspettate che sia troppo tardi!

 

PROGETTI FATTI CON IL CUORE

Vi presento uno spicchio di me…

L’altro mio mondo, quello in cui si entra nel vivo dei rapporti di gruppo, quello in cui ognuno di noi dà voce alla propria esperienza, quello in cui non c’è giudizio, ma scambio di sentimenti, emozioni, pensieri, riflessioni, condivisioni di gioie e dolori e soddisfazioni, quelle grandi!

L’Altraluna è l’altra faccia della medaglia, è la nostra identità!

Grazie a tutta la redazione!

L’altraluna, una rivista aperta per andare oltre il sintomo

Quando si inizia a sentirsi genitori? E qual è il ruolo del papà in famiglia?

Qualche settimana fa ho tenuto un seminario rivolto ad educatori di nido dal tema “La salute ed il benessere psico-fisico del bambino”. Mi sono sin da subito chiesta il significato del titolo e quale argomento poter scegliere, insieme agli altri miei colleghi, per svolgere al meglio questo seminario. Il pubblico, a cui il seminario era rivolto, ha come ruolo professionale di occuparsi del bambino nella fascia 0-3 anni, per cui non si poteva non trattare dell’argomento dell’attaccamento: teoria affascinante, criticata, amata, in continua evoluzione e con fondate basi scientifiche.

Durante la produzione del lavoro la domanda che si mi sono fatta è: Quando una persona inizia a sentirsi genitore? La risposta mi è arrivata dallo studio dell’attaccamento prenatale di Cranley, datato 1981! L’attaccamento prenatale è il legame che i futuri genitori, durante la gravidanza, sviluppano verso il nascituro. Si instaura durante tutti i nove mesi. Nella mente dei genitori in attesa si verifica una vera e propria fioritura di pensieri, emozioni, fantasie, sentimenti, desideri, idealizzazioni verso il bambino che si sta sviluppando. Questa rappresentazione mentale viene chiama Bambino Immaginato. Vuol dire che già molto prima della nascita i futuri genitori iniziano a prendere contatto e formare un legame con l’immagine del bambino. Se nell’immaginario comune ci si aspetta un comportamento del genere da parte della mamma, che fisicamente tiene il peso della futura generazione, mi sono chiesta che cosa sentisse il futuro papà!  Il fenomeno del bambino immaginato è presente nel papà a partire dal primo trimestre di gravidanza e si mantiene per tutti i nove mesi. Quando si affronta una gravidanza, la coppia, sin da subito, vive esperienze di genitorialità diverse, influenzate dalle caratteristiche di personalità e dal genere sessuale. Per una donna è più immediato il passaggio al sentirsi madre, anche se a volte non è così semplice, perché già nelle prime fasi della gravidanza sente dei cambiamenti fisici ed emotivi legati alla nuova vita che sta nascendo dentro di sé.  L’uomo, invece, per sentirsi padre ha bisogno di un pò più di tempo e di fare l’esperienza di una “gravidanza mentale” in cui crearsi uno spazio psichico dove concepire il bambino. Anche un uomo ha bisogno di creare, custodire e partorire qualcosa: l’idea di essere padre per sentirsi padre.

Quindi mamma e papà durante i nove mesi iniziano a sentirsi genitori. Cosa accade quando nasce il bambino? Quando compare l’attaccamento?

Un pò di teoria: il legame di attaccamento, è un legame innato, biologicamente determinato nel bambino che gli consente di cercare protezione e vicinanza dalla figura di accudimento (genitori, caregivers…) e quindi gli permette di richiamare l’attenzione dell’adulto per sopravvivere in un ambiente molto difficile. Inoltre per la formazione di questo legame sono fondamentali due concetti:

  • Base sicura: è la sensazione di sicurezza fornita al bambino dalla figura di accudimento, è il porto sicuro a cui fare sempre e ciclicamente ritorno.
  • Sensibilità materna: un comportamento di cura sensibile, cioè il genitore ha il compito di percepire, comprendere, cogliere i segnali fisici ed emotivi del bambino e rispondervi nella maniera più adeguata.

Questi concetti sono fondamentali per rendere un genitore efficace e in grado di rispondere alle richieste del bambino, consentendo a quest’ultimo di sviluppare un buon legame di attaccamento. Ma che cosa accade nel padre? Se culturalmente il concetto di base sicura e sensibiità materna sono maggiormente legati al ruolo della madre, il padre come fa a sviluppare un buon legame di attaccamento?

Partiamo dal principio, il primo compito fondamentale del futuro padre è quello di favorire le condizioni affinché la relazione tra madre e bambino si sviluppi e si mantenga in modo adeguato. Questo avviene occupandosi di problemi di ordine pratico: garantire una dimora comoda e sicura, procurare il cibo e altri beni necessari, proteggere il nucleo familiare nel rapporto con l’ambiente esterno. Questi compiti sono condivisi dalla maggior parte dei primati. La seconda funzione del futuro padre, di straordinaria importanza, è quella di proteggere la propria compagna nei periodi di cambiamento psicofisico in cui è maggiormente esposta a problemi emotivi, particolarmente alla depressione. Che cos’è se non base sicura e sensibilità materna? Bene, chiarito che anche i papà hanno la possibilità di sviluppare questi due concetti, il legame di attaccamento come si sviluppa?

L’attaccamento del bambino nei confronti del padre è diverso da quello che ha con la madre: se in una situazione di pericolo il bambino sceglie il contatto con la madre, quando invece è di buon umore preferisce il gioco con il padre, più fisico, eccentrico ed emozionante. I padri trascorrono generalmente meno tempo delle madri con i loro figli, anche quando entrambi i genitori sono in casa; ma questo non è dovuto al fatto che i padri non sono in grado di essere dei buoni caregivers, ma il modo in cui i padri interagiscono con i loro figli è diverso, consiste principalmente nel gioco e nella stimolazione fisica. Sono in grado di prestare attenzione emotiva ai figli e quindi essere per loro una base sicura e mettere in atto i comportamenti di sensibilità materna, solo in modo diverso dalla mamma: con il gioco, il contatto fisico, le corse, le biciclettate, le scampagnate con gli amici…

Per cui cari mamma e papà, non temete c’è spazio per tutti nel cuore del piccolo venuto al mondo! Un consiglio alle neomamme: diamo fiducia agli “uomini di casa”, scientificamente sono anche loro predisposti ad occuparsi di voi e del bambino, a interagire con lui, con i suoi modi e i suoi mezzi, ed essere una fonte di protezione per tutta la famiglia! Diamo loro spazio per potersi sentire ed essere padre, sono delle figure importanti!

Come dire: ad ognuno il suo, condividendo e sostenendosi!

 

Bibliografia e sitografia

http://www.ilsigarodifreud.com/legami-di-attaccamento–oltre-lamore-d

Ainsworth M.D.S., Witting B.A. (1969): Attachment and exploratory behaviour of one-year olds in a Strange Situation. In Foss B.M. (a cura di): Determinants of infant behavior. Methuen, London, vol.4, pp.11-136.

Belsky, J., Gilstrap, B., & Rovine, M. (1984). The Pennsylvania Infant and Family Development Project: I. Stability and change in mother-infant and father-infant interaction in a family setting at one, three, and nine months. Child Development, 55, 692-705.

Bowlby J. (1969): Attaccamento e perdita, vol. 1: L’attaccamento alla madre. Boringhieri, Torino, 1972.

Cranley, M. S. (1981). Development of a tool for the measurement of maternal attachment during pregnancy. In Nursing research, 30, pp. 281-284

Hewlett, B. S. (Ed.). (1992). Father-child relations: Cultural and biosocial contexts. New York: Aldine de Gruyter. Jankowiak, W.(1992). Father-child relations in urban China. In B. S. Hewlett (Ed.), Father-child relations: Cultural and biosocial contexts. New York: Aldine de Gruyter.

Parke, R. D., & Tinsley, B. J. (1987). Family interaction in infancy. In J. Osofsky (Ed.), Handbook of infant development (2nd ed.). New York: Wiley.

Obesità Infantile. Cenni di riflessione.

L’obesità è una condizione che si caratterizza per l’aumento di massa grassa, come il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo.

L’obesità non è dovuta solo alla quantità di cibo ingerito in rapporto all’attività motoria, le cause sono molteplici. I fattori che influenzano l’insorgenza e il mantenimento dell’obesità possono essere di natura genetica, nutrizionale, ambientale, socio-economica e psicopatologica.

Già in età pediatrica possiamo riscontrare delle fasi critiche per lo sviluppo di una futura obesità o sovrappeso. Diversi studi hanno mostrato come una malnutrizione nel primo e secondo trimestre di gestazione, con basso peso alla nascita, sia correlato ad uno sviluppo di sindrome metabolica in infanzia e in età adulta.

Altre ricerche mostrano come un anticipo dell’adiposity rebound (cioè un aumento fisiologico dell’indice di massa corporea) all’età di 5 anni sia un fattore indicativo di un possibile sviluppo di sovrappeso e di obesità. Infatti più è precoce l’adiposity rebound (early adiposity rebound) maggiore è il rischio di avere un indice di massa corporea più elevato in età adulta.

Tra i bambini e gli adolescenti si riscontrano delle caratteristiche comportamentali associate all’obesità:

  • Colazione assente o incompleta
  • Frequenti spuntini
  • Merende molto abbondanti
  • Eccesso di uso di carboidrati
  • Consumo non quotidiano di frutta e verdura
  • Consumo quotidiano di bevande zuccherate e/o gassate
  • SNACKING: l’abitudine di fare frequenti spuntini al di fuori dei pasti principali
  • DESK-EATING: l’abitudine di mangiare mentre si gioca alla xbox, alla play station, al computer o mentre si studia.

Inoltre i dati evidenziano una scarsissima attività sportiva e fisica.

“Prevenire è meglio che curare”. Caro genitore, se anche tu riscontri queste difficoltà nei tuoi figli, non continuare a rimuginare su ciò che di giusto o sbagliato hai fatto nella tua vita, non continuare a sentirti in ansia o arrabbiato per la situazione, prova a modificarla! 

Osserva il problema, poniti delle domande, prova a sentire come ti senti, dai un nome alle tue emozioni, cerca di cambiare qualcosa nel tuo modo di fare.

E se questo non è sufficiente chiedi consulto ad un esperto, che saprà accogliere le tue paure e quelle di tuo figlio e insieme cercare le strategie migliori per la risoluzione del problema.

Le risorse sono dentro di te e in tuo figlio, solo che a volte non si riesce né a scorgerle né a trovarle!

Dott.ssa Jessica Lamponi

 

Bibliografia

Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in età evolutiva (S. Pizzo e V. Massignani), ed. Erikson

Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle.

Fai le cose difficili quando sono facili, e inizia le grandi cose quando sono piccole. Un viaggio di mille miglia deve iniziare con un singolo passo. (Lao Tzu)

Non è mai troppo tardi per mettersi in gioco, non è mai troppo tardi per porsi delle domande, non è mai troppo tardi per mettersi in discussione, non è mai troppo tardi per conoscersi, non è mai troppo tardi per cambiare. 

Chi di noi non ha mai voluto cambiare qualcosa della sua vita?  Modificare le proprie abitudini? Tutti abbiamo avuto questo desiderio, ma a volte è molto difficile iniziare un percorso di cambiamento, perché si ha paura dell’incertezza, del futuro, di ciò che non conosciamo. L’essere umano, infatti, si caratterizza per il suo bisogno di mantenere il controllo su tutto. Ma per quanto cerchiamo di controllare il nostro mondo, ci imbattiamo sempre in circostanze o situazioni inaspettate che non si possono modificare. La vita è un viaggio che ci porta sempre a fare nuove esperienze, dobbiamo essere bravi ad accoglierle, senza paura. Abbiamo bisogno di cambiare, di rigenerarci, di rinnovarci, come il guardaroba; quante volte lo cambiamo nella nostra vita? Anzi forse la domanda più adeguata è: quante volte lo cambiamo ogni mese? E così è la vita, ogni volta facciamo esperienze diverse che ci portano a riflettere su noi stessi, sul nostro futuro, sui nostri progetti, e a volte gli eventi accadono senza neanche accorgersene, perché siamo aperti al mondo!

Inoltre, un’altra cosa che possiamo fare per godere a pieno della vita è non ancorarci al passato, accettare i ricordi per quello che sono e cercare di non mescolarli a sentimenti esagerati. Ciò che è stato ormai non tornerà, non vale la pena girarci troppo intorno. Accettare che l’unica cosa certa della vita è la morte. Accettare che non possiamo avere tutto sotto il nostro più totale controllo.

Tutto cambia, tutto scorre, tutto si reinventa. Anche noi evolviamo in quanto persone, non rimaniamo statici. Oggi non siamo più la persona che eravamo ieri. Cresciamo, maturiamo, invecchiamo e moriamo; questo è l’ordine naturale delle cose, non si può arrestarlo né modificarlo, lo si può solamente accettare con serenità.

Per cui non abbiate il timore di cambiare, all’inizio spaventa, è difficile abbandonare una zona sicura, ma se riflettiamo, è quella zona sicura a crearci così tanto sconforto. Accogliete, abbracciate e accettate i cambiamenti: rendeteli parte della vostra vita e del vostro mondo.

 

 

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